Che differenza c’è tra bioarchitettura, ecodesign e design biofilico?

Mentre i primi due si concentrano sostanzialmente sull’ utilizzo di materiali non nocivi per gli occupanti e di conseguire le condizioni ordinarie di comfort ambientale con un impiego minimo di energia fossile e il massimo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabile, il design biofilico aggiunge a queste attenzioni anche l’importanza del benessere psicologico degli individui all’interno degli spazi confinati.

Questa filosofia progettuale deriva da una disciplina che si chiama biofilia, la quale si riferisce all’attrazione naturale dell’uomo per la natura in quanto appartenente al genere animale. Il termine fu coniato da Erich Fromm, psicoterapeuta e filosofo vissuto dal 1900 al 1980, ma la teoria fu sviluppata dal biologo evoluzionista Edward O. Wilson, un professore di Harvard che predicava il «bisogno umano di legarsi ad altri esseri viventi» e «l’innata tendenza a concentrare la nostra attenzione sulle forme di vita naturali e su tutto ciò che le ricorda e, in alcune circostanze, ad affiliarvisi emotivamente».

 

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• / bio-fi-lì-a / • L'attrazione dell'uomo verso la natura è un istinto primordiale. Imprescindibile bisogno e legame profondo. 🌱🤗 Tuttavia, nelle nostre società – immersi come siamo in un mondo sintetico fatto di materiali artificiali e relazioni virtuali – c’è il rischio concreto che se ne perda sempre più consapevolezza. Come ogni unione d’amore, la biofilia – letteralmente significa “passione per la vita” – va ben oltre il mero incanto estetico che la contemplazione della natura può suscitare nell’essere umano: le sue implicazioni sono molto più articolate. 🔜 Ne parleremo presto sul nostro magazine grazie a @menssanaincasasana, nuova contributor per rén con cui approfondiremo l'universo della #bioarchitettura.

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La biofilia è un talento innato che va coltivato e che tutti abbiamo sin da bambini ma di cui stiamo perdendo consapevolezza, immersi come siamo in un mondo sintetico, fatto di materiali artificiali e relazioni virtuali, a cui dobbiamo rimanere costantemente interconnessi  laddove la natura rimane la nostra vera casa. Wilson afferma che il cervello rettiliano e il sistema limbico (che rappresentano la nostra componente istintiva) costituiscono a livello inconscio la centrale di comando della biofilia e, su questo assunto, è stato poi dimostrato che incorporare direttamente o indirettamente alcuni elementi naturali nell’allestimento degli ambienti interni comporta una riduzione dello stress, della pressione sanguigna e dei battiti cardiaci nelle persone, oltre che aumentarne il livello di produttività, di creatività e di benessere.

Nel settore del retail questo stato può essere tradotto da una parte in una maggiore produttività (+6%) e creatività (+15%) degli impiegati e in una maggiore propensione agli acquisti, che può aumentare fino al 10%.

 

Più verde per tutti!

La biofilia, come detto, è una naturale propensione, derivante dal corredo antropologico di ogni individuo, a stabilire connessioni quotidiane con la natura.

La strategia più evidente della sua applicazione in architettura e in interior design è l’impiego diffuso delle piante verdi che, oltre a rispondere al bisogno di contatto quotidiano con il mondo naturale, sono in grado di:

  • migliorare l’umore delle persone;
  • pulire l’aria degli ambienti interni assorbendo formaldeide e VOC (sostanze nocive prodotte da materiali e prodotti vari);
  • regolare l’ umidità;
  • restituire ossigeno;
  • migliorare il clima acustico.

Ma il nostro “bisogno di natura” è talmente potente che se non è possibile inserire piante “vive e vegete” negli ambienti per ottenere questi benefici diretti, basta anche una vista o un’immagine di queste, come un poster o un quadro, per godere di alcuni vantaggi a livello psicologico. Alcuni scienziati hanno scoperto che le fotografie e i video che riproducono la natura, come pure le registrazioni audio di rumori naturali, giovano alla nostra psiche quasi quanto la natura selvaggia.

Verde è un vocabolo che associamo istintivamente al mondo vegetale, ma se ci concentriamo sul fatto che è un colore capace in quanto tale di condizionare l’umore delle persone possiamo comprendere perché esso può indurre alla sola vista una sensazione di relax. Infatti, il colore è un elemento importante nel progetto di un ambiente, che non solo può influenzare l’umore, ma anche la percezione dello spazio, le caratteristiche estetiche della merce esposta e il livello di comfort individuale delle persone.

 

Apriamo le finestre

Si pensi ai soffitti degli ambienti in cui stiamo: essi andrebbero sempre dipinti di un colore chiaro perché questa superficie può così aiutare ad amplificare l’effetto della luce naturale all’interno delle stanze, sfruttando la capacità di riflessione che hanno le tinte chiare. Questa condizione migliora ulteriormente se dipingiamo le pareti di bianco.

La luce naturale è un altro elemento chiave del design biofilico. L’uomo è un animale “programmato” per vivere nella natura, ecco perché riconosce gli stimoli naturali come sicuri. Inoltre, la luce naturale influenza il nostro orologio biologico quotidiano e, in questo senso, la qualità della luce – oltre che la quantità – ricopre un ruolo molto importante.

 

La terza pelle

Un ulteriore punto fondamentale per il design biofilico, mutuato dalla bioedilizia e dall’ecodesign, è la scelta dei materiali, soprattutto quelli che interessano le finiture interne e gli arredi che dovrebbero essere di matrice naturale e non nuocere né alla salute degli individui né all’ambiente durante il loro intero ciclo di vita. Questa selezione merita almeno la medesima cura e consapevolezza che si riserva alla scelta delle materie prime che vanno a costituire quei prodotti che all’interno degli ambienti verranno realizzati o esposti e che, nel caso del fashion, verranno a contatto con la nostra pelle! Per questo motivo l’involucro edilizio viene chiamato la ‘terza pelle’.

I materiali naturali sono in prevalenza sani, ovvero non emettono sostanze nocive per gli individui e presentano geometrie organiche e texture che rimandano direttamente alla natura, rispondendo ai nostri bisogni biofilici.

In questo ambito il materiale principe rimane il legno, da sempre identificato come la materia prima più usata per creare la maggior parte degli oggetti di uso quotidiano. A questo proposito, nella maggior parte dei casi, oggi quello che sembra legno in realtà è un composto di segatura, colle e resine di origine artificiale, mascherato da legno. Nel caso il budget imponga questi materiali “derivati” è bene controllare che questi, ovvero prodotti quali MDF, truciolari e melaminici, siano a ridotta emissione di inquinanti (i cosiddetti VOC, tra cui il più pericoloso è la formaldeide) e, se possibile, realizzati partendo da scarti agricoli, come paglia, mais e canapa.

Nel mercato dei prodotti per l’interior design oggi si può acquistare, analogamente a quanto avviene nel mondo del tessile, una serie di bioplastiche e, in generale, di prodotti realizzati con scarti agricoli come la buccia del mais o delle patate, le foglie di palma, gli steli della canapa, i residui della lavorazione di tabacco o di riso, per arrivare a quelli sintetizzati da funghi e miceli, nella migliore tradizione dell’economia circolare.
Tra i prodotti utilizzati nell’ambito del design biofilico ce ne sono anche alcuni a base di ingredienti più antichi, come le pitture a base di calce o di caseina e l’argilla; quest’ultima può essere usata, cotta o cruda, per rivestire le superfici verticali come anche per la creazione di oggetti quali tavoli, sedie, ciotole e piccoli utensili. Ogni materiale deve poi essere lavorato con finiture e trattamenti superficiali naturali, come oli e cere di origine vegetale per ottenere superfici lisce e lavabili, dai colori e dagli effetti inediti, capace di conferire carattere agli ambienti e di mantenere un buon livello di salubrità per la terza pelle.

 

Immagini: Hufton + Crow, rén collective, Engin Akyurt, Altifarm Enverde, Nareeta Martin, Marija Zaric

 

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