Uno dei lati positivi di questa nuova riscoperta dello stare a casa? Più riposo e tempo per la beauty routine.

 

Le disposizioni che in questo periodo di emergenza sanitaria ci impongono misure a sostegno della sanità, invitano anche a prenderci cura di noi stessi e degli altri. Tanti di noi, quindi, stanno cercando di ”fare di necessità virtù” riconciliandosi con se stessi e compiendo quei piccoli gesti di bellezza e benessere che, solitamente, tendono a trascurare.

Ecco che la domanda di prodotti beauty, soprattutto online, è aumentata di gran lunga ─ e con lei anche il mercato dell’illecito. Infatti, le statistiche più recenti mostrano che i sequestri di prodotti di benessere contraffatti sono in notevole crescita, in correlazione con l’incremento della domanda.
Prima dell’inizio della crisi del Coronavirus, molte piattaforme di e-commerce erano già sotto accusa per l’assenza di contrasto alla proliferazione di annunci di vendita di prodotti non a norma di legge; la situazione è andata peggiorando con l’emergenza di questi ultimi tempi.

Ma come distinguere in modo affidabile i prodotti autentici da quelli contraffatti?

Quando acquistiamo un prodotto o lo riceviamo dopo averlo comprato online, gli elementi presenti sull’etichetta sono essenziali per non farci cogliere impreparati: esattamente come per il cibo, questo esame consente di evitare di acquistare prodotti non a norma di legge e di non lasciarci ingannare dal greenwashing.

La normativa sui cosmetici impone che i prodotti o le confezioni degli stessi, commercializzati sul territorio europeo, presentino almeno le seguenti indicazioni, chiaramente visibili e leggibili:

Un prodotto che non riporti queste indicazioni sull’etichetta potrebbe essere un prodotto non rispondente alla normativa europea e causare problemi alla nostra salute.

 

Per approfondire, leggi anche: Occhio all’INCI: orientarsi fra falsi miti e normative

 

Riconoscere i cosmetici contraffatti spesso non è semplice, ma al fine di aiutarci ci sono tre regole da seguire:

Quello della contraffazione non è, però, l’unico problema che affligge i nostri cosmetici.

Alzi la mano chi non si è mai fatto attrarre da una confezione dai colori naturali, magari realizzata in carta riciclata, riportante la dicitura ‘naturale’, ‘Earth friendly’ e così via!

È proprio qui che entra in gioco il greenwashing, una pratica di marketing che consiste nel creare un’immagine naturale o ecologica di un marchio, una linea, un prodotto – benché non lo sia affatto – al fine di influenzare le scelte di acquisto dei consumatori.

Oltre al packaging, un’altra declinazione del greenwashing è ilfree from’.
La dicitura ‘senza’ viene spesso utilizzata nei cosmetici per aumentarne il valore percepito. L’assenza di alcuni ingredienti non significa, tuttavia, che il prodotto sia di per sé buono, specie perché la sostanza interessata viene spesso sostituita con una simile… Ma la presenza dell’avviso ‘free from’ giustificherà il prezzo più alto rispetto agli altri cosmetici della stessa categoria.

Altri claim riguardano l’assenza di test su animali, che fanno leva sull’ormai diffusa attenzione al benessere degli amici a due e quattro zampe. Anche in questo caso non dobbiamo farci ingannare, perché in tutta l’Unione Europea i test sugli animali in ambito cosmetico sono vietati sin dal 2004 per i prodotti finiti e dal 2009 per gli ingredienti cosmetici.

 

Diventare acquirenti più attenti e consapevoli non è semplice e richiede una grande attenzione.

Fate vostri questi piccoli suggerimenti e divulgateli tra i vostri familiari e amici: anche in questo modo contribuirete ad aumentare il benessere delle persone!

 

Si ringraziano:

Annalisa Badalotti per la prima stesura. Visita anche il suo profilo Second hand shop Mantova

Eleonora Gavino aka Chimicamente Fashion per la preziosa consulenza tecnica.

Immagini: Freepik , Alena Koval
Grafiche di: Giorgia Medici