Quando un’esperienza personale diventa impresa: la storia di Feeling Nova

Donne della community Feeling Nova, progetto dedicato alla riconnessione delle donne con il proprio corpo e alla condivisione di percorsi di rinascita.

Art. 56/2025  – Responsabile editoriale: Lorenza Vacchetto

Di Lorenza Vacchetto

Dalla fragilità alla “rivoluzione gentile”: il percorso imprenditoriale di Chiara Pasini e la nascita di una community dedicata alle donne che stanno attraversando un cambiamento profondo nel rapporto con il proprio corpo.

Nel dibattito sull’imprenditoria femminile si parla spesso di empowerment, resilienza e leadership. Parole importanti, ma che rischiano di diventare astratte se non vengono raccontate attraverso storie reali.

Per questo abbiamo scelto di intervistare Chiara Pasini, designer sostenibile ed esperta di comunicazione, fondatrice di Feeling Nova: un progetto che nasce da un’esperienza personale e si è trasformato nel tempo in una community e in un’associazione dedicata alle donne che stanno attraversando momenti di cambiamento nel rapporto con il proprio corpo.

La sua è una storia che parla di fragilità, ascolto e trasformazione. Ma anche di imprenditoria: quella che nasce dall’osservazione di un bisogno reale e dalla volontà di costruire uno spazio dove le persone possano sentirsi accolte e riconosciute.

Ritratto di donna con testa rasata e fiori rosa durante uno shooting di Feeling Nova, progetto che promuove consapevolezza, rinascita e relazione con il proprio corpo.

Feeling Nova prende forma a partire da un’esperienza familiare che ha segnato profondamente il percorso di Chiara Pasini: il tumore al seno della madre. Da quel momento nasce una domanda che riguarda molte donne, ma che spesso rimane senza risposta: come tornare a riconoscersi nel proprio corpo dopo una trasformazione così profonda?

Da designer, Chiara inizia a interrogarsi anche sugli oggetti e sugli abiti che accompagnano questo percorso. Progetta il primo reggiseno innovativo post operatorio in Italia, sviluppato poi in collaborazione con un’azienda tessile italiana. Ma presto si rende conto che non basta un prodotto per affrontare un cambiamento così complesso.

Serve qualcosa di più: uno spazio di confronto, ascolto e condivisione.

È da questa consapevolezza che nasce Feeling Nova, una community e oggi anche un’associazione che attraverso eventi, workshop e progetti creativi accompagna le donne in un percorso di riconnessione con sé stesse.

Abbiamo chiesto a Chiara di raccontarci come nasce questo progetto, quali scelte imprenditoriali lo hanno guidato e quale cambiamento spera di generare nel modo in cui parliamo di corpo e femminilità.

Ne è nata una conversazione che attraversa temi profondi: il rapporto con il corpo, la vulnerabilità, la costruzione di una comunità e il significato di fare impresa quando il progetto nasce da una parte fragile della propria storia.

1. Chi è Chiara Pasini e cos’è Feeling Nova? Come descriveresti il progetto a qualcuno che lo scopre per la prima volta?

Chiara Pasini è una designer sostenibile ed esperta in comunicazione e sono la fondatrice dell’Associazione Feeling Nova. Ma prima di tutto sono una donna che ha attraversato un momento di grande fragilità attraverso il tumore al seno di mia mamma e ho scelto di trasformarlo in qualcosa di utile anche per altre donne.

Feeling Nova nasce proprio da qui: dal desiderio di creare uno spazio dove la rinascita non sia solo una parola, ma un’esperienza reale. È una community, e oggi anche un’associazione, dedicata alle donne che stanno attraversando un cambiamento profondo, fisico, emotivo o identitario.

Mi piace definirla una rivoluzione gentile: un luogo dove il corpo viene ascoltato, le storie vengono accolte e la vulnerabilità smette di essere una debolezza per diventare un punto di partenza.

2. Di cosa si occupa concretamente Feeling Nova? Quale bisogno delle donne hai

scelto di affrontare con questo progetto?

Feeling Nova nasce per accompagnare le donne in un percorso di riconnessione con sé stesse.

Attraverso eventi, workshop, momenti di condivisione e progetti creativi, cerchiamo di creare spazi dove il benessere non sia solo fisico ma anche emotivo e relazionale. Luoghi in cui le donne possano sentirsi viste, ascoltate e comprese.

Il bisogno più grande che ho percepito è quello di non sentirsi sole nei momenti di trasformazione. Dopo una malattia, un cambiamento del corpo o una fase complessa della vita, spesso manca uno spazio in cui poter ricostruire il rapporto con sé stesse senza pressione o giudizio.

Feeling Nova nasce proprio per questo: per ricordare che la rinascita è possibile, ma non deve essere solitaria.

Quando una storia personale diventa un progetto collettivo

Molti progetti imprenditoriali nascono da un’intuizione di mercato. Altri prendono forma da un’esperienza personale che, a un certo punto, smette di essere solo individuale e diventa qualcosa che riguarda molte persone.

Nel caso di Feeling Nova, la scintilla nasce proprio da qui: dall’incontro tra un’esperienza vissuta in famiglia e il riconoscimento di un bisogno condiviso da molte donne.

3. Quando hai capito che quella esperienza poteva trasformarsi in qualcosa di più di

una storia individuale?

All’inizio era una ricerca personale e famigliare. Ho visto mia mamma che cercava di capire, come tornare a sentirsi bene nel suo corpo, come riconoscersi di nuovo.

Ho visto anche che c’era la necessità di indossare capi che sostenessero senza stringere, che valorizzassero senza mortificare ulteriormente e che avessero tessuti che rispettassero la pelle.

Poi ho iniziato a parlare con altre donne. E ho capito che molte di loro stavano vivendo le stesse domande, le stesse paure, lo stesso bisogno di ritrovarsi.

In quel momento ho capito che la mia storia non era solo mia.

Era una storia condivisa.

Da Designer, ho realizzato il primo reggiseno innovativo post operatorio in Italia, poi trasformato in una vera e propria collezione collaborando con un’azienda di tessuti italiana, ma da lì ho capito che serviva molto di più che un prodotto, serviva una community.

Ed è lì che è nato il seme di Feeling Nova: dalla consapevolezza che quando trasformiamo una ferita in dialogo, può diventare uno spazio di cura per molte persone.

4. Qual è stato il passaggio più difficile nel trasformare un’intuizione in un progetto

concreto? C’è qualcosa su cui non hai voluto scendere a compromessi?

La parte più difficile è stata credere che un progetto così personale potesse avere un valore collettivo.

Quando un’idea nasce da una parte fragile della tua storia, portarla nel mondo richiede molto coraggio. Significa esporsi, raccontarsi, accettare di non avere tutte le risposte.

Ma c’è una cosa su cui non ho mai voluto scendere a compromessi: l’autenticità.

Non volevo che Feeling Nova diventasse una narrazione patinata della resilienza. La rinascita è fatta anche di paura, lentezza, dubbi. E credo sia importante raccontarla così com’è, con rispetto e verità.

Costruire un progetto dove il corpo torna ad essere ascoltato

Parlare di corpo, femminilità e trasformazione significa confrontarsi con temi profondi e spesso delicati. Per Chiara Pasini questo ha significato costruire un progetto che non fosse solo un prodotto o un servizio, ma uno spazio di relazione.

Un luogo dove le donne possano ritrovare una forma di ascolto e di gentilezza verso sé stesse.

Donna sorridente con testa rasata e composizione floreale rosa sul busto durante uno shooting del progetto Feeling Nova, dedicato alla rinascita e alla riconnessione delle donne con il proprio corpo.

5. Quale cambiamento vorresti portare nel modo in cui parliamo di corpo e

femminilità?

Vorrei che imparassimo a guardare il corpo con più gentilezza.

Viviamo in una cultura che spesso ci insegna a correggere, migliorare, nascondere. Ma il corpo non è un progetto da perfezionare: è il luogo dove viviamo la nostra vita.

Porta i segni del tempo, delle esperienze, delle trasformazioni. E in quei segni c’è una forma di bellezza che raramente viene raccontata.

Mi piacerebbe contribuire a un cambiamento di prospettiva: passare da un’idea di bellezza perfetta a una bellezza consapevole, reale, viva.

6. Cosa cambia quando una donna riesce a riconnettersi con il proprio corpo?

Cambia tutto.

Quando una donna smette di combattere il proprio corpo e inizia ad ascoltarlo, succede qualcosa di molto potente. Cambia il modo in cui si guarda allo specchio, il modo in cui occupa lo spazio, il modo in cui prende decisioni.

La cosa che accomuna molte delle donne che incontro è proprio questo momento: quando capiscono che il loro corpo non è un nemico da correggere, ma una casa da abitare con rispetto.

Quando succede, le donne acquistano una forza e una luce profonda che difficilmente possiamo spegnere.

Fare impresa restando fedeli alla propria visione

Ogni percorso imprenditoriale attraversa momenti di incertezza. Ma quando un progetto nasce da valori profondi, il lavoro più importante diventa restare fedeli alla propria visione anche quando la strada non è ancora completamente definita.

È una delle lezioni più importanti che Chiara racconta nel suo percorso con Feeling Nova.

Donna che indossa lingerie durante uno shooting di Feeling Nova, progetto dedicato al benessere, alla consapevolezza del corpo e al supporto tra donne.

7. Qual è stata la decisione più difficile da quando hai iniziato Feeling Nova?

Continuare.

Continuare anche quando il percorso non era chiaro, quando i risultati arrivavano lentamente, quando le paure erano più forti delle certezze.

Feeling Nova è molto più di un’associazione, è un progetto di vita a tre anime, insieme alla collezione di intimo innovativo Nova Underwear e alla collezione di abbigliamento consapevole Idalide Biowear.

Fare impresa, soprattutto quando il progetto nasce da valori profondi, significa imparare a stare nell’incertezza.

Significa credere in qualcosa prima ancora che esista davvero.

Mi ha insegnato che fare impresa non è solo costruire un progetto, ma costruire la capacità di restare fedeli alla propria visione.

8. Che impatto vorresti che Feeling Nova avesse nel futuro?

Vorrei che Feeling Nova diventasse sempre più uno spazio di riferimento per le donne che stanno attraversando un momento di trasformazione.

Un luogo dove trovare supporto, strumenti, comunità.

Immagino nuovi progetti, collaborazioni, iniziative che uniscano benessere, prevenzione, creatività e condivisione. Perché la rinascita non è solo un processo interiore: è qualcosa che può essere sostenuto da relazioni, esperienze e comunità.

9. C’è qualcosa che senti importante dire e che non ti ho chiesto?

Spesso pensiamo alla rinascita come a qualcosa di straordinario, quasi eroico. In realtà la rinascita è fatta di gesti molto semplici: ascoltarsi, chiedere aiuto, condividere la propria storia.

La cosa più potente che ho imparato in questo percorso è che quando le donne si incontrano e si raccontano davvero, succede qualcosa di profondamente trasformativo.

E forse è proprio da lì che iniziano i cambiamenti più importanti.

La storia di Feeling Nova ci ricorda che l’imprenditoria può nascere anche da luoghi inattesi: da una fragilità, da una domanda personale, da un bisogno che non trova ancora spazio.

Quando queste esperienze vengono ascoltate e condivise, possono trasformarsi in qualcosa di più grande: una comunità, un progetto, un’impresa capace di generare valore per altre persone.

È in queste storie che rén collective riconosce uno degli aspetti più interessanti dell’imprenditoria contemporanea: la capacità di trasformare un’esperienza individuale in uno spazio di relazione, consapevolezza e cambiamento. Altri contenuti sono disponibili sul nostro Magazine.

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Immagini: Feeling Nova