Di Daniela Iallorenzi

La crescente consapevolezza della necessità di mutare pratiche e comportamenti legati al consumo di beni nel sistema moda, aderendo quindi ad un lifestyle più sostenibile, sta contribuendo positivamente a costruire l’offerta di quegli stessi beni e servizi, oggetto della domanda sul mercato.

 

Oggi più di ieri il valore di un dato bene dipende dalla percezione del consumatore, che persegue un benessere maggiore, ambisce a una migliore qualità di vita e si sente sempre più responsabile del mondo in cui è nato.

In questo senso, la disponibilità del consumatore all’acquisto si deve commisurare alla quantità di informazioni e grado di conoscenza dell’intero processo produttivo posseduti, dati che gli permetteranno quindi di valutare il consumo di un prodotto.

Tuttavia, bisogna considerare che non è più sufficiente sapere come un capo è stato realizzato, quali materiali e processi sono stati impiegati, chi ci ha lavorato e in quali condizioni, per divenire realmente “driver” di sviluppo di un’industria della moda sempre più etica e sostenibile.

Essere oggi un consumatore attento e consapevole in senso ecologico, significa anche adottare un approccio preventivo e fare scelte in grado di abbassare il proprio impatto ambientale a partire da semplicissime routines casalinghe: una di queste è il bucato.

La ricerca di una soluzione più ecologica per effettuare i lavaggi dei capi prevede non solo l’ottimizzazione dei processi di detersione standard ma anche di tutte quelle attività interconnesse alla pulizia e cura del capo, che difatti ne prolungano la vita, in maniera sana.

Per motivazioni diverse, infatti, potrebbe risultare deleterio tanto il rivolgersi spesso a servizi esterni di lavanderia, quanto il ricorrere sempre ai cari, per quanto obsoleti, consigli della nonna per un bucato perfetto.

Eppure un lavaggio sempre più sostenibile è possibile. Basterebbe rimodulare alcune delle abitudini cristallizzate nel corso degli anni e iniziare a seguire una o più delle seguenti buone pratiche.

 

 

 

1. Ridurre la temperatura dell’acqua

Sapevate che il 90% dell’energia totale di una lavatrice viene utilizzata per riscaldare l’acqua?

Utilizzare invece temperature comprese tra i 30° e i 40°, oltre a mantenere i nostri capi in salute, determina un minore consumo energetico, senza intaccarne l’efficienza dal punto di vista igienico.

Allo stesso tempo, una macchia ostinata non legittima l’uso di una temperatura dell’acqua più elevata durante tutto il ciclo di lavaggio. E’ sufficiente infatti pretrattare il capo ed è possibile farlo attingendo dalla propria dispensa. Sale, aceto bianco, bicarbonato di sodio, alcool, limone e acqua frizzante possono essere solo alcuni dei trattamenti naturali da valutare contro ogni tipo di macchia, anche quella apparentemente più difficile da rimuovere.

 

 

2. Limitare la frequenza di lavaggio dei propri indumenti

Secondo le statistiche, una lavatrice media produce 51 kg di CO2 all’anno.

Contribuire positivamente con la propria routine domestica ad una drastica diminuzione di anidride carbonica immessa nell’ambiente implica una seria riflessione sulla necessità di lavare un capo subito dopo averlo indossato. Inoltre, per favorire un lungo ciclo di vita al proprio armadio e rallentarne contemporaneamente l’invecchiamento, occorre propriamente lavare meno.

 

 

 

3. Evitare carichi non completi

Ogni volta che effettuiamo un ciclo di lavaggio di indumenti sintetici, viene rilasciata una quantità allarmante di microfibre da plastica che, non riuscendo ad essere intercettata per le sue piccolissime dimensioni né dai filtri delle lavatrici né dagli impianti di trattamento delle acque reflue, si disperde nei fiumi e nei mari.

Se volete conoscere qualcosa in più sull’inquinamento da microfibre vi suggeriamo di leggere qui La plastica è ovunque, ma è davvero così?

Resistere alla tentazione di eseguire carichi non completi nel corso di una settimana ad esempio, ed utilizzare la lavatrice a pieno carico, può non solo ridurre il consumo di acqua, anche per le lavatrici ad alta efficienza energetica, ma limitare l’attrito tra i vari indumenti evitando così la maggiore formazione e conseguente dispersione delle microfibre.

 

 

 

4. Utilizzare detersivi “verdi” o in alternativa detergenti naturali

L’impatto ambientale dei detersivi è determinato prevalentemente da tre aspetti: imballaggio, ingredienti e uso.

L’ascesa dei prodotti alla spina, eliminando di fatto ogni tipo di imballaggio, ne ha favorito la competitività in termini di prezzo al consumo rispetto a quelli tradizionali e ridotto l’impatto in termini di produzione di rifiuti.

I detersivi “green” sono quelli che contengono sostanze dalle proprietà detergenti e schiumogene di origine naturale e sono facilmente biodegradabili. E’ bene quindi accertarsi che si tratti di un prodotto autentico e non un “finto bio”, dove gli ingredienti “naturali” sono poi trattati sinteticamente.

La lettura critica delle etichette dei prodotti è fondamentale per comprendere se quella materia prima o principio attivo  del sapone di marsiglia o aceto o bicarbonato o olio essenziale di lavanda, indicato nella composizione, non sia solo un ingrediente sintetico.

Le dettagliate indicazioni di dosaggio riportate sulla confezione del prodotto, indicano la corretta quantità di detersivo da utilizzare ad ogni lavaggio, per eliminare tutti i tipi di sporco. Ciò significa che una quantità minore può assicurare comunque risultati soddisfacenti ed evitare l’accumulo di residuo di detergente sulla superficie del tessuto che comporterebbe rilascio di alone opacizzante nel tempo e possibilità di insorgenza di allergie.

Avete mai sentito parlare delle noci saponine?

Le noci del sapone non sono altro che i frutti del Sapindus Mukorossi, il cui guscio contiene saponina, detergente naturale dalle vantaggiose proprietà antibatteriche e disinfettanti. Un’alternativa biodegradabile e non inquinante ai più comuni detersivi per la lavatrice.

 

 

Le noci lavatutto, così come vengono chiamate,  possono essere acquistate in tutti i rivenditori di prodotti biologici e sulle piattaforme online dedicate al benessere e alla cura della casa. Una confezione da 1 kg permette di realizzare fino a 200 lavaggi, sfruttando il potere detergente di una singola noce fino a ben due volte.

In sintesi, avrete dunque capito che fare il bucato a casa è un grande alleato nella sfida per la sostenibilità, ma è necessario andare oltre l’attenzione che dedichiamo in fase d’acquisto alla sola efficienza tecnologica della nostra lavatrice, a favore di un suo corretto utilizzo nel tempo.

Immagini: Rawpixel, Mel Poole, Pablo Heimplatz,