Come ha avuto inizio la tua passione per il denim?

Fin dall’adolescenza ho avuto una vera passione per il vintage, il grande archivio di Meidea è nato da lì. Il denim ha sempre fatto parte di questa ricerca, un materiale vivo, che si trasforma con il tempo e con l’utilizzo.

Ho studiato a Padova, all’istituto Natta, che ha formato molti imprenditori del settore denim del Veneto. Una scuola che dava molta importanza all’aspetto tecnico, alla cura per il dettaglio e i materiali. Per me è stato quasi naturale arrivare a sviluppare la mia passione in questo campo.

 

Quali sono le nuove tecnologie per le lavorazioni del denim?

Il capo denim, nella sua lavorazione tradizionale, richiede molta acqua e prodotti chimici nella creazione dell’immagine finale come la conosciamo. Bisogna dire che grazie alla spinta all’innovazione c’è davvero un grande sviluppo di nuove tecnologie e una ricerca nella chimica veramente importante.

Attualmente è possibile creare un capo completamente privo di chimica impattante sull’ambiente e con bassissimo utilizzo d’acqua. Parliamo di macchine ad Ozono per il lavaggio, di Laser per la creazione dell’immagine, senza pietre per il lavaggio in macchina e prodotti chimici per la corrosione. Una vera rivoluzione.

 

 

In questi ultimi anni si parla molto di sostenibilità nel settore moda. Parlando di fibre e processi produttivi che cosa possiamo definire sostenibile?

Dare una definizione univoca non è semplice, creare sostenibile è un insieme di azioni che si sommano.

Per quanto riguarda i materiali, le fibre naturali, quelle che si possono compostare e/o riciclare e che possono rientrare nella logica dell’economia circolare. E’ molto interessante quello che si sta sviluppando in questo periodo, una migliore conoscenza nata da una richiesta dal basso, dal consumatore finale che ha una coscienza ambientale.

Nei processi produttivi, il risparmio dell’acqua e dell’energia, sono le aree in cui le aziende si stanno concentrando, anche perché questo porta ad un risparmio economico prima di tutto.

 

 

Di che cosa deve tenere conto un fashion designer che vuole proporre collezioni green fashion?

Prima di tutto pensare sostenibile. Sembra semplice, ma tutto quello che si fa creando una collezione deve essere visto con la lente di ingrandimento. Bisogna verificare i fornitori, attraverso le loro certificazioni ma anche nel loro modo di operare; tracciare la filiera del prodotto dall’inizio alla fine.

Per creare un vero Brand green non si dovrebbero accettare compromessi o scorciatoie, la trasparenza sta diventando necessaria ed un valore primario, ed ora ci sono i mezzi per attuarla.

Chi lavora in questo settore, ha quindi una responsabilità nei confronti del consumatore e una grandissima influenza sulla società.

Per questo anche noi ci siamo sentiti in dovere di rispondere a questa vocazione e ormai necessità di mercato, creando BLU’N ME, il brand di Meidea lanciato solo qualche mese fa, del quale stiamo cercando di verificare tutto: tessuti, accessori, trattamenti, stampa, laboratori di confezione, packaging e adottando il più possibile il km zero come filosofia guida.

Instagram: @blu.nme e Facebook: @blunme

 

C’è qualche tendenza moda in particolare che hai riscontrato essere predominante?

Sport attivo e Utility, queste due tendenze stanno cambiando la faccia al prodotto, partendo dai materiali sempre più performanti e tecnici, alle silhouette che stanno beneficiando di soluzioni ibride con un mix di volumi e funzioni. L’evoluzione è molto entusiasmante ed apre possibilità nuove.

 

Hai qualche rivista o sito specifico per il denim da consigliare?

I giapponesi hanno sempre avuto un approccio sul denim molto particolare, quasi purista e quindi hanno creato un vero panorama di riviste, libri e varie pubblicazioni dedicate al Denim, noi ci ispiriamo molto attraverso questi strumenti.

Sportswear International è la rivista “ufficiale” per il mondo del Denim, con uscite dedicate anche alle fiere del settore.

La rivista Sport&Street con 2 uscite all’anno stagionali, la rivista Textile View con 4 uscite parla di tessile e moda.

E poi blog/siti molto famosi come Denimology o Denims and Jeans con cui talvolta collaboriamo.

 

 

Dove possiamo trovarti o leggerti?

Meidea nel proprio sito ha una parte dedicata al blog/news, dove si trovano i nostri viaggi, le conferenze e progetti; Iscrivendosi alla nostra newsletter si può rimanere aggiornati sulle nostre iniziative; inoltre Meidea è molto attiva sui social, da Instagram, Facebook, Linkedin e youtube.

Cogliamo l’occasione per invitarvi alla prossima edizione di PREMIERE VISION DENIM a Milano a SuperStudio il 28-29 maggio 2019 dove, come Meidea, terremo un seminario sulle tendenze Denim dell’autunno inverno 2020-21 e dove ci sarà uno spazio dedicato alla sostenibilità.

 

 

Quali sono i tuoi artisti e opere preferite?

Meidea ama e promuove l’arte. Organizziamo spesso mostre e personali di artisti già conosciuti ma anche di giovani emergenti.

Recentemente abbiamo avuto in Atelier un artista che ci ha immerso totalmente nella natura; personalmente mi piacciono le opere che la rappresentano, in pittura, fotografia o cinema.

In particolare Giorgia O’Keefe e la sua emozionante rappresentazione dei fiori e Ansel Adams con la sua ricerca sulla luce.

Immagini: Meidea, BLU’N ME

Lucia Rosin lavora come designer nel mondo della moda e dei tessuti da 30 anni, e come consulente dal 1998. È un’appassionata sostenitrice della sostenibilità sin dagli anni ’90, perseguendo un approccio ecologico in ogni progetto fin dall’inizio della sua carriera. Con questa visione, nel 2004, ha fondato la società di consulenza MEIDEA, formata da un gruppo di professionisti che uniscono la creatività alle conoscenze tecniche.

Viaggiatrice, appassionata fotografa e collezionista di oggetti vintage, infonde tutti questi aspetti in ogni singola attività a cui lavora, creando progetti e identità uniche per i suoi clienti. Nel 2016 MEIDEA è diventata ATELIER, riconvertendo un vecchio edificio industriale in uno spazio multifunzionale, in cui installazioni d’arte, conferenze e workshop si fondono con l’atelier di moda e lo studio di consulenza.

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